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CORTE DI CASSAZIONE: illeciti i mutui che abbiano interessi superiori ai tassi soglia.

ott 21 • News • 9384 Views • Nessun commento

La legge 108/96, oltre alla dazione, sanziona, anche la promessa di interessi usurai e lo sforamento del tasso soglia da parte del tasso di interesse pattuito (seppur inteso come tasso moratorio) comporta la nullità non solo degli interessi di mora, bensì anche degli interessi corrispettivi.

La legge 108/96 ha individuato un limite entro il quale comprendere ogni forma di remunerazione del credito a prescindere dalla natura corrispettiva, comprensiva o risarcitoria, degli interessi. La legge non contempla alcuna deroga, ne prevede alcuna differenziazione connessa alla funzione assolta dagli interessi. L’art. 644 c.p. individua cosa comprendere nel valore da confrontare con il tasso soglia. Tale criterio non può essere modificato o sviato dalle indicazioni date dalla Banca d’Italia agli intermediari finanziari per la rilevazione dei valori medi di mercato. Nelle istruzioni della Banca d’Italia, fin dalle prime rilevazioni dei tassi medi, si dava indicazione agli intermediari finanziari di escludere gli interessi di mora e ogni altra remunerazione , dai tassi medi con il solo scopo di rappresentare più fedelmente i fisiologici tassi di mercato. Tali istruzioni hanno portato confusione e si è arrivati a sottrarre, arbitrariamente, gli interessi di mora dal tasso d’usura.

Lo stato di incertezza si è protratto fino al 2000, quando la Suprema Corte di Cassazione, con sentenza 2/4/00 n. 5286, ha espresso che: “Non v’è ragione per escludere l’applicabilità anche nell’ipotesi di assunzione dell’obbligazione di corrispondere interessi moratori risultati di gran lunga eccedenti lo stesso tasso soglia. Il ritardo (di pagamento), poi non giustifica di per sé il permanere della validità di un’obbligazione così onerosa e contraria al principio generale posto dalla legge”. Sull’interpretazione autentica della legge 108/96 (legge 24/01) è stata chiamata ad esprimersi, nel 2001, la Corte Costituzionale, affermando che il tasso soglia riguarda anche gli interessi moratori.

Dal marzo 2003 viene fatta ancora confusione con i decreti del Ministro dell’Economia, infatti, nella solita tabella dei tassi medi rilevati in base alla legge 108/96 viene affiancata un’indagine campionaria effettuata dalla Banca d’Italia nel III trimestre del 2001 dalla quale emerge che la maggiorazione media stabilita contrattualmente per il ritardo di pagamento è di 2,1 punti percentuali. Immediatamente, l’ABI, prendendo spunto da tale rilevazione, evidenzia che il tasso soglia degli interessi moratori si determina sommando il tasso medio individuato dalla Banca d’Italia per gli interessi corrispettivi maggiorato di 2,1 punti percentuale, il tutto aumentato del 50%.

Tale interpretazione presenta sicuramente in contrasto con il dettato normativo che dispone la soglia per il tasso di interesse, a qualsiasi titolo convenuto, sia esso corrispettivo, compensativo o moratorio. Con tale interpretazione, infatti, si verrebbe a differenziare la soglia in funzione, non solo della categoria dell’operazione, ma anche in funzione del titolo della remunerazione a cui si riferisce. Inoltre si rileva come la rilevazione della media del tasso di mora ha riguardato una quota limitata dell’universo campionario (10%) e, soprattutto, risulta ferma al terzo trimestre del 2001.

A confermare l’orientamento suesposto ha pensato la Corte di Cassazione con la sentenza n. 350/2013 precisando che ai sensi del nuovo testo dell’art. 644, comma 3, c.p. sono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge ovvero «gli interessi, anche se inferiori a tale limite, e gli altri vantaggi o compensi che, avuto riguardo alle concrete modalità del fatto e del tasso medio praticato per operazioni similari, risultano comunque sproporzionati rispetto alla prestazione di denaro o di altra utilità, ovvero all’opera di mediazione, quando chi li ha dati o promessi si trova in condizioni di difficoltà economica o finanziaria».

La recente Sentenza della Corte di Cassazione n. 350 del 9/1/2013 ha ribadito che il Tasso di Mora pattuito, (quindi “ex ante”) deve essere anch’esso, al pari del TAEG, inferiore al Tasso Soglia vigente al momento in cui viene pattuito.

Alla luce dell’art. 1815 co. 2 del c.c., essendo stati convenuti interessi usurari, la clausola è nulla e non sono dovuti interessi e pertanto dovrebbero essere “cancellati” tutti gli interessi previsti (pagati e/o da pagare) senza che il mutuatario perda il beneficio del termine rateale di pagamento.

Tale sentenza è stata confermata dalle sentenze della S. C. di CASSAZIONE  N. 602 e 603  2013, INVITIAMO TUTTI a sottoporci gli atti notarili di tutti i mutui sottoscritti cosi come gli atti di erogazione, vaglieremo GRATUITAMENTE la loro legittimità , lo stesso discorso può farsi per i contratti di leasing immobiliare e non.

 

Avv. Giuseppe BALDASSARRE.

Responsabile legale nazionale, settore bancario, Confedercontribuenti.


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